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Per una storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Messina dalle origini ad oggi

Testo redatto

dal prof. Antonino Ioli professore ordinario di Parassitologia medica e Direttore dei Corsi di perfezionamento in Storia della Medicina"

durante la Presidenza del prof. Emanuele Scribano professore ordinario di Scienze Radiologiche

Marzo 2005

La storia della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Messina si identifica con la storia della stessa Università. Questa ha sicuro fondamento storico attraverso la Bolla pontificia emessa in data 24 dicembre 1548 da Pio III ed intitolata "Copiosus in Misericordia Dominus", la quale concedeva di attivare in Messina una "Universitas Generalis Studii" aperta "… non solum siculi sed etiam Ducatus Calabriae et Regni Greciae ac aliorum locorum maritimorum incolae". Veniva, perciò, inaugurato il Collegio dei Padri Gesuiti in data 8 aprile 1548. Ma non si può non ricordare che già in data 28 febbraio 1547, ancora prima dell'emissione della fondamentale bolla papale del 1548, la Chiesa di S. Nicolò e le su attinenze erano state cedute dai Rettori e Confrati della Chiesa al Senato di Messina per essere destinate all'uso del Collegio della Compagnia di Gesù che aveva avuto dall'Autorità Pontificia il privilegio di poter dibattere ogni argomento di scienza prima di essere trasformato in Università. L'Università, invero, nasce tramite un contratto tra la Congregazione dei Gesuiti e la Città di Messina ed in data 28 maggio 1549 si stabiliva (tra l'altro) così: "… si divide l'Ateneo in due corpi distinti:

  1. Diritto e Medicina, direttamente dipendente dalla Città;
  2. Lettere, Filosofia e Teologia, retto esclusivamente dalla Compagnia."

Una conseguenza di quanto stabilito era rappresentata dal fatto che era il Senato Messinese a provvedere alla "chiamata" dei Professori per impartire insegnamenti vari della Facoltà di Medicina nel nostro Ateneo. Ed il Senato Messinese apriva il pubblico studio, dandone comunicazione con bando del 29 aprile 1550, che così recitava: "Leonardus lo Conti Praeco Publicus Nob. Civitatis Messanae retulit de mandato Sp. D.D. Juratorum infrascriptum Praeconium ad sonum Tubarum per loca solita, et consueto h. Nob Civitatis cuius tenor est ut infra vid.t. Bando, e comandamento da parte delli Sp: Filippo Mollica, Gio: Matteo di Alessi, Pietro di Benedetto, Geronimo Romano, Bernardo Rizzo, e Franc.o Merulla Giurati di la Nob. Città di Messina. Perché è venuta la confirmaz.ne delli Lettori dello studio gen.le si tiene in q.sta Nob.e Città, pertanto si notifica ad ogni persona, che volesse venire ad intendere lezioni in qualsivoglia facoltà, scienza, che nò solum si preserverà leggere quello si legia in lo collegio di Santo Nicolao della Compagnia di Gesù in q.sta Città in ogni altra disciplina, ma etiam si incomincerà a legere in Jure, et Medicina, di modo che si tenerà studio generale in ogni scientia, et disciplina, come si sole legere in qualsivoglia altri studij generali d'Italia, et Franza cioè in Teologia in utroque Jure in Medicina, in Metafisica, et ogni parte di Filosofia, et Logica, in ogni parte di Matematica, in Chirurgia, …".

L'istituzione dell'Università significava la conclusione di legittime aspirazioni culturali della Città che volle registrare l'evento con manifestazioni celebrative. Venne prescelta quale sede dell'inaugurazione la Chiesa di S. Nicolò dei Gentiluomini, ricostruita nel 1567, su progetto dell'architetto Andrea Calamech, lungo l'importante arteria cittadina denominata "Strada Maestra" (non molto distante dal Duomo). La Chiesa doveva essere imponente e maestosa a giudicare dall'osservazione di una pianta redatta in epoca ottocentesca: si trattava, infatti, di una basilica a tre navate arricchita da dodici colonne monolitiche sormontate da ricchi capitelli, ed era, in sostanza, la sede rappresentativa più bella di tutta la città. Pianta della Chiesa di Nicolò dei Gentiluomini
Pianta della Chiesa di Nicolò dei Gentiluomini
Capitello di una delle colonne della Chiesa di S. Nicolò dei Gentiluomini
Capitello di una delle colonne della Chiesa di S. Nicolò dei Gentiluomini
E' probabile che il ricordo della celebrazione si sia perpetuato anche nell'immaginario collettivo al punto che Ventimiglia, dopo quasi 250 anni, parlerà con enfasi dell'eco delle parole del Castelli rimbalzata lungo le navate della Chiesa, anche se erroneamente viene indicata come "Tempio di San Domenico".
Giovanni Filippo Ingrassia
Giovanni Filippo Ingrassia
Un docente prestigioso, nei primi anni del suo magistero didattico, la Facoltà di Medicina e Chirurgia trovò in Giovanni Filippo Ingrassia che insegnò nella nostra Facoltà dall'anno 1564 al 1568. Siciliano di origine (nacque a Regalbuto nel 1510 e morì a Palermo nel 1580), ebbe la sua formazione dapprima in Palermo e successivamente a Padova dove ottenne la laurea nel 1537 e dove aveva ottenuta una formazione metodologica e scientifico-professionale particolare, essendo stato presumibilmente discepolo di Gerolamo Fracastoro che, come è noto, è uno dei pilastri della Storia della Medicina. In effetti, fu docente di Anatomia, Igiene, Medicina generale, Medicina legale, Epidemiologia e Teratologia.
In Messina, dopo alcuni mesi, l'Ingrassia sottoscrisse un regolare contratto con i Giurati messinesi alla presenza del loro Notaio ordinario Giovanni Matteo Angelica. Il contratto o "Atto di condotta", come veniva chiamato, reca il titolo di "Accordio et obbligatio - 68 C" e reca la data del 9 Aprile, VIII Indizione, 1565, ed è riportato per intero dall'A. Nel contratto l'Ingrassia si impegnava: "…per annos quattuor continuos et cursuros a XIIIjo die praedicti mensis Novembris proximi praeteriti…in publico legere, quibusvis personis: scolasticis et auditoribus ediscere et eum audire volentibus, infrascrittas lectiones, Theoricae Medicinae, quadriennale, uidelicet: In primis pro primo anno legere librum artis medicinalis qui vulgo dicitur liber regni at primo libro usque ad medietatem secondi et in secondo anno seguenti a meditate secundi usque ad finem tercij quantum legi potest. In tercio sequentij anni librum artis medicinalis sicut est consuetum in studiis bonomie et aliarum partium Jtalie quas lectiones…legere habeat de mane sicut est consuetudo in omnibus studijs predictis incipiendo a tercio die nouembris usque ad vigiliam sancti thome et successiue a septimo Januarij usque ad septuagesimam et deinde a die tercio quadragesimis usque ad vigiliam palmarum deinde post octauam pasce resurrectionis usque ad diem sancti Joannis baptiste exceptis diebus dominice et feriatis ad honorem dei et secundum usum et consuetudinel huius no: ciuitatis Messane exceptis diebus dominice et feriatis ad honorem dei et secundum usum et consuetudinem huius no: ciuitatis Messane exceptis diebus Jouis quando festiuitas non erit in ebdomada..". Oltre a queste lezioni ordinarie, che doveva svolgere secondo il calendario su indicato, l'Ingrassia si impegnava ancora a: "..legere extra ordinarie in domo vel alibi in vacantijs natiuitatis dominj et carnis priuij et pascatis, legere, vel chirorgiam vel annotomiam ad voluntatem scolasticorum exceptis diebus feriatis ut supra…". ed inoltre "… in mense Januarij et Februarij facere annotomiam publicam dummodo quod spectabiles Juratj dent sibi locum commodum cum expensis et commoditatibus necessarijs pro tali annotomia et dentur ei corpus seu corpora annotomizanda...". Per quel che concerne il luogo in cui l'Ingrassia ebbe a tenere le sue lezioni, non si hanno precise notizie; infatti, nell'atto egli si impegnava a leggere: "… in quovis loco, seu locis, beneviso et eligendo, seu benevisis et eligendis per … dominos juratos eorumque successoribus…". Nell'atto si stabilisce anche lo stipendio del "Lettore" Ingrassia che fu di 280 onze annue, somma assai cospicua per quei tempi, specie se la si paragona allo stipendio che lo stesso aveva percepito a Palermo e che era stato di 100 onze per il primo anno e di 120 per il secondo, somma definita dal Pitrè, che è stato medico, antropologo e storico della medicina,"… una buona somma per attirare anche un Ingrassia…". Questo sta a dimostrare come il Senato messinese non ponesse limiti pur di assicurare al proprio Studio gli uomini più valenti. L'atto termina con le reciproche garanzie e la penale del risarcimento dei reciproci danni a carico della parte che avesse contravvenuto al patto stesso. Nel 1597 erano stati creati degli Statuti dell'Università ed erano state previste le seguenti figure:
  1. il Cancelliere
  2. il Rettore
  3. i tre Collegi dei legisti, teologi e medici con i rispettivi Priori o Decani
  4. 20 Consulenti
  5. un Maestro Notaio
  6. due Bidelli
La Facoltà di Medicina e Chirurgia attiva regolarmente i corsi di insegnamento nell'anno 1596, quando ottiene "l'exequatur" vice-regio definitivo con la sentenza della Rota Romana (ottenuta dall'u.i.d. di Giacomo Gallo, avvocato della Città e titolare della prima cattedra di diritto civile nello studio rifondato) che, respingendo le eccezioni della città di Catania, accoglieva le ragioni della Città di Messina e consentiva, così, la tenuta di regolari corsi universitari con la possibilità di "dottorare". Inizia, così una feconda attività didattica della Facoltà di Medicina e Chirurgia e si affida l'incarico di attivare i corsi di insegnamento a Bartolomeo Castelli. Dottore in teologia, filosofia e medicina, Bartolomeo Castelli è messinese di origine ed appartiene ad antica famiglia di giudici e prelati. Professore di "pratica di medicina" dall'anno 1596-97, Castelli diviene uno dei protagonisti della vita accademica della Facoltà attraverso la prolusione presentata il 23 dicembre 1596, avente il titolo seguente "Oratio ad Illustrissimum Messanensem Senatum … habita Messanae…. in nova erectione almi studii messanensis". La cerimonia inaugurale reca la data del 23 dicembre 1596 quando, appunto, Castelli celebrava l'attivazione della Facoltà di Medicina e Chirurgia alla presenza dei Senatori messinesi Pietro Stagno, Vincenzo Porco, Filippo Cicala, Francesco Rifacca, Giacomo Mirulla e Giovanni Bruno, i quali provvidero a far stampare il testo dell'orazione per i tipi di Pietro Brea nel 1597 (Messina aveva di già acquisito un ruolo preminente nell'attività tipografico-editoriale). Gli interessi culturali, nella nostra Città, erano molteplici: proprio nella nostra Città nacque, nel XV secolo, per opera di Heinrich Alding, la prima officina per la stampa (porta la data del 1472 la traduzione latina delle Epistolae cosi dette di Falaride) e nel 1478 il primo libro stampato reca il titolo seguente "La vita et transita et li miracoli del beatissimo Hieronimo"; nella nostra Città aveva sede la prestigiosa scuola di greco tenuta da Costantino Lascaris che ebbe tra i suoi allievi, per oltre due anni, il letterato Pietro Bembo, lo spagnolo Cristoforo Scobar e che raccolse e tradusse numerosi manoscritti greci creando una vasta biblioteca specializzata donata alla Città che, poi, nel 1678, la perderà unitamente ad altri beni culturali.
Oratio di Bartolomeo Castelli
Oratio di Bartolomeo Castelli
Medaglione di Bartolomeo Castelli
Medaglione di Bartolomeo Castelli

Elenco Presidi della Facoltà

Prof. Emanuele Scribano
2004 a tutt'oggi
Prof. Emanuele Scribano

Prof. Francesco Tomasello
1993/2004
Prof. Francesco Tomasello

Prof. Agatino Santoto
1981/1993
Prof. Agatino Santoro

Prof. Salvatore Navarra
1975/1981
Prof. Salvatore Navarra


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